Anteprima Porrozine numero 8

Interviste a From The Vastland, Kina, Mud, Neid, 217, Enrico Guardigli (LeTormenta), Shameless, Fulci, Necrodeath, Goodwill Records, Napoli Violenta, G. De Stefano (regista di "At The Matinèe"), Bystander, Malauriu, recensioni a valanga, copertina di Dartworks, disegni inediti di Zerocalcare e Lilith Luxx... 


48 pagine in formato A4 stampate in tipografia con copertina cartonata a colori da 300 grammi! 


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At The Matinèe: intervista a Giangiacomo De Stefano

Piccoli estratti dal prossimo numero di Porrozine...


Ex fanzinaro, organizzatore di concerti, membro di band come Summer League e Cosa Nostra, giusto per citarne un paio, ma soprattutto autore del recentissimo documentario "At The Matinèe", anche Giangiacomo De Stefano sarà presente sulle pagine di Porrozine numero 8, in uscita questa estate. Qui un piccolo estratto...





La stessa domanda l'ho posta ai Kina, anche loro freschi di documentario... avresti mai pensato che sarebbero stati scritti così tanti libri e girati così tanti film sulla scena punk/hardcore?

Il mio non è un documentario sull'hardcore. Mi spiego meglio: con "At The Matinèe" non sono interessato a raccontare solo una scena. Quello che ho voluto mostrare è uno spaccato di New York, come in un certo momento dei ragazzini abbiano creato la loro musica, l'abbiano fatta crescere e come quella storia sia poi andata in giro per il mondo. Dentro c'è la musica, la gioventù, il dramma e l'energia di una città unica.

Nel trailer ho intravisto John Joseph... lo hai seguito durante il suo "Walking Tour"? Per chi non lo sapesse, il cantante dei Cro-Mags in cambio di 35 dollari vi fa fare un giro turistico nel Lower East Side...

Si, l'ho seguito nel "Walking tour" quando sono andato a New York per la fase di sviluppo del documentario. Se devo essere sincero non mi aspettavo nulla e invece il "Walking Tour" è stata una rivelazione. Per me lo potrebbe seguire qualunque persona interessata a capire meglio cose sconosciute della New York più oscura. John Joseph poi è talmente positivo che al ritorno da quel viaggio mi sono messo a dieta tanto era impietoso il confronto tra me e lui...

www.fb.com/AtTheMatinee




Intervista a Mauro dei Mud

Piccoli estratti dal prossimo numero di Porrozine...


Qualche estate fa arrivai in piena sera/notte in un paesello pugliese, gli ampli eruttavano tamarrate metalluse, la mia capoccia pelata cominciò a strusciarsi su quella del cantante di 'sto gruppo a me sconosciuto e fu genziana a prima vista. Parecchi anni dopo intervisto quel cantante. Ecco uno stralcio della chiacchierata con Mauro dei Mud. Non solo musica.




“The Sound Of The Province” è uscito da 2 anni. Quasi tutti i testi del CD sono ispirati a ciò che successe in Abruzzo nel 2017… “la terra è viva… te ne dimentichi e lei ritorna senza pietà né vergogna”… ti va di ricordare ai lettori cosa accadde quell’anno e quali difficoltà avete dovuto affrontare?

Mauro: Le difficoltà furono tante. Per me ci fu anche la mazzata dell'incidente con la perdita della nostra Scilla, di cui parlo in "Your Energy" e in "The Thin Line Between Life And Death” (che scrissi nei giorni immediatamente successivi). Eravamo nel bel mezzo di terremoti che puntualmente tornavano a farsi sentire ed eravamo sempre un po’ scossi, in tutti i sensi, perchè gli epicentri erano distanti 50/80 km… Amatrice, le Marche, la zona dell’aquilano... un incubo durato un bel po’, ritornato dopo il 2009, quando un altro terremoto distrusse L'Aquila. Mettici pure una nevicata devastante di 2 metri, proprio dove vivo io, che causò un delirio totale e l'isolamento di molte frazioni del teramano. Da me rimanemmo senza elettricità per 2 settimane e ci furono anche dei morti a causa del freddo. Tutte queste cose furono poi la causa di frane e smottamenti del fragile terreno abruzzese, il mese successivo… una su tutte la frana di Ponzano di Civitella Del Tronto, un paesino dove ho trascorso la mia adolescenza, pieno di amici, e dove sono diventato "metallaro-punk-hardcore-quello che ti pare”, questo posto è stato letteralmente trascinato via da un'enorme frana, fortunatamente con nessuna vittima, ma potete immaginare lo scenario. Se non ci riuscite, potete guardare la copertina dell'album, quella foto è vera, l'ho scattata con il mio cellulare. Ecco, “The Sound Of The Province” è nato nel bel mezzo di queste situazioni, abbiamo semplicemente raccontato quello che accadeva attorno a noi.

thcdiyprod.bandcamp.com



Intervista ai Necrodeath

Piccoli estratti dal prossimo numero di Porrozine...


Conoscendo il suo fomento per i gruppi metal storici (e non), ho chiesto a Chris dei Plakkaggio di darmi una mano con qualche intervista... detto/fatto! Il 10 maggio si è fiondato a Cassano D'Adda per incontrare i Necrodeath prima di un loro concerto. Ecco un altro piccolo stralcio direttamente da Porrozine #8.




Chris: Parlando di "The Age of Dead Christ"... quando ho messo il vinile sul piatto è partita a cannone "The Whore Of Salem" ed ho subito pensato al vostro devastante approccio vecchio stile. Per certi versi mi sembra un disco uscito tre decadi fa, anche a livello grafico con il ripescaggio del vecchio logo... è stata una mossa premeditata oppure semplice esigenza? Chi si è occupato della copertina?

Peso: E' stata semplicemente un'idea, scaturita dal sottoscritto, mentre stavo mettendo a posto le cassette... perchè io a casa ho ancora quelle che ascoltavo negli anni '80. Riguardando il vecchio demo-tape "Triumph of Death" degli Hellhammer mi è venuta in mente l'idea, appunto, di rifare una cosa simile (anche perchè noi siamo nati in quell'epoca), sia graficamente che a livello artistico, come provare a suonare di getto, lavorare bene in sala prove, andare in studio senza farsi aiutare troppo dalla tecnologia, registrare alla "buona la prima e come viene-viene", senza rifare troppo le parti. Tutto il resto... come il vecchio logo, la foto in bianco e nero, il font scritto con la macchina da scrivere vengono di conseguenza. La parte grafica non fa altro che "vestire" i brani che giustamente devono farti tornare indietro nel tempo. Siamo una band molto DIY, facciamo sempre tutto noi quattro... ognuno ha un compito ben preciso nel gruppo, oltre al ruolo che ricopre come musicista. Il lavoro grafico lo facciamo fare sempre a Flegias perchè è lui che si occupa di queste cose, come dei video e delle fotografie. Naturalmente le idee possono nascere da ognuno di noi, però poi quando si passa alla parte pratica è lui ad occuparsene.

Per contattare i Necrodeath www.necrodeath.net


Intervista a Sergio e Gianpiero dei Kina

Piccoli estratti dal prossimo numero di Porrozine...


Mi sono sempre mangiato le mani per non aver mai potuto godere di un concerto dei Kina... ed anche per non averli mai intervistati. Ad una delle due cose ho rimediato e qui propongo un mini-stralcio della lunghissima intervista che apparirà su Porrozine numero 8, scattata in automatico subito dopo aver appreso la notizia dell'uscita di un documentario a loro dedicato (con conseguente tour di presentazione)...



Questa non è la prima volta che i Kina "risorgono". Una delle vostre rimpatriate avvenne in occasione della presentazione del libro American Punk Hardcore. Avreste mai pensato che sarebbero stati scritti così tanti libri e girati così tanti documentari sull'argomento? E' la nostalgia dei tempi andati? La voglia di scoprire la storia del movimento da parte di chi non c'era? "Siamo" materia di studio per sociologi?

Sergio: Sicuramente ad inizio anni '80 nessuno lo avrebbe immaginato. Probabilmente siamo tutte le cose che hai detto, ma c'è anche un sano interesse per quello che è stato un movimento politico/culturale/sociale veramente particolare ed unico. Credo che uno dei motori sia stata la voglia di documentare e ricordare, più che quella di pontificare sui bei tempi andati; d'altronde lo stesso Blush nel suo libro dice una cosa interessante: "Ho pensato di raccogliere in questo libro i reperti della scena musicale hardcore-punk americana perchè mi sembra che essa stia scivolando nel dimenticatoio. La sua storia si sta dissolvendo man mano che i protagonisti muoiono o scoprono la religione o cancellano i loro ricordi di quei giorni turbolenti". Capisci? Giorni "turbolenti", non "gloriosi". Il punk oggi si è messo i lustrini e nessuno più conosce i giorni turbolenti.


Per contattare i Kina www.facebook.com/kinastorieepensieri



Intervista a Sina dei From The Vastland

Piccoli estratti dal prossimo numero di Porrozine...


I From The Vastland sono la creatura di Sina Winter, l'unico musicista black metal in Iran. La sua infinita passione e la sua caparbietà, unita agli sforzi dei creatori del documentario "Blackhearts" di cui è protagonista, lo hanno portato a trasferirsi in Norvegia per fuggire dalla morsa del regime iraniano e dar finalmente sfogo alla sua creatività, senza limiti. Questo è solo un microscopico estratto dell'intervista di tre pagine che apparirà su Porrozine numero 8.




Internet ed i social network spesso sono un concentrato di immondizia, ma nel tuo caso mi pare siano stati indispensabili per divulgare la musica del tuo primo gruppo, i Sorg Innkallelse. La cosa che più mi ha colpito è che non potevate rivelare la vostra identità. Mentre di solito le band cercano visibilità, voi non potevate neanche dire ad amici e conoscenti che dietro il corpsepaint c’eravate tu e tuo cugino, fino a quando non avete iniziato a ricevere delle intimidazioni da parte del regime... puoi raccontarmi cosa è successo?

Si, era il 2003 quando iniziai a suonare con i Sorg Inkallelse (poi abbiamo scoperto che la combinazione di queste due parole in norvegese non ha alcun senso, ma avevamo solo un dizionario tascabile inglese/norvegese, ti lascio immaginare!). In quel periodo internet non era parte integrante delle nostre vite, le connessioni erano lentissime e non c’erano i social media di adesso, ma c’erano siti, blog e qualche rivista online. Così, quando abbiamo cominciato con la band sapevamo che non sarebbe stato uno scherzo, era rischioso ed eravamo coscienti che ci avrebbe potuto creare dei problemi, per questo abbiamo deciso di tenere segrete le nostre identità. Ma così potevamo anche vedere come la scena reagiva ai nostri lavori. Per un paio di anni abbiamo pubblicato dischi senza rivelarci. Ricordo quando un amico venne da me e disse “Hey! Ho scoperto un nuovo gruppo norvegese! Si chiamano Sorg Inkallelse, sono pazzeschi, black metal vecchia scuola anni ’90!”. Dopo un po’ tutti parlavano della nostra band, senza sapere che fossimo noi! Era fantastico ascoltare tutti quei commenti. Poi, nel 2006, abbiamo fatto uscire  l’album “Rise Of The Shadows” per la Hexenreich Records e scrissero che eravamo iraniani. Da quel momento iniziarono le interviste, le recensioni, molti siti e molte fanzine internazionali iniziarono ad interessarsi al gruppo e alla fine dicemmo ad un paio di amici che eravamo noi... cosa che si diffuse come una piaga! Fu uno shock per la nostra comunità e non passò molto tempo dalla prima minaccia ricevuta tramite yahoo messenger, poi le cose si fecero più serie con varie mail e telefonate che sono continuate per due anni, anche qui in Norvegia. Ho pure ricevuto una una lettera ufficiale dalla corte in cui chiedono spiegazioni sulla mia attività di musicista dopo l’Inferno Festival, ma è arrivata nella mia vecchia abitazione, io mi ero già trasferito...

Potete contattare Sina tramite www.fromthevastland.com

Il documentario sottotitolato in italiano lo trovate in allegato al libro "Dawn Of The Blackhearts", edito da Tsunami Edizioni in collaborazione con Metal Hammer Italia.





Intervista a Fabio dei Sinoath

Il primo concerto dei Sinoath lo vidi nel 1992 o giù di lì, nell'unico centro sociale della mia città, di supporto ai brasiliani Korzus. Si presentarono con tutto l'armamentario scenografico che da lì a breve avrei scoperto essere una caratteristica dell'intero filone black e per me fu una botta pazzesca. Credo la prima "botta" in ambito propriamente black/death. Che sono dei precursori del metal estremo atmosferico è innegabile, come tempo addietro lo furono per il thrash/death i loro concittadini Schizo. Fra vari tira e molla durati più di un ventennio e cambi di line-up radicali, sono tornati con due membri originari e con un nuovo ep, anche se in fin dei conti durante questa chiacchierata si parla più del passato che del futuro del gruppo, ma da un inguaribile romantico come me non c'era da aspettarsi altro. L'intervista risale a un anno fa, nel frattempo i Sinoath hanno intrapreso l'attività live e alcune curiosità ho avuto modo di soddisfarle vedendoli in concerto. Risponde Fabio...


I Sinoath nel 1990




Mi racconti come sono nati i nuovi pezzi e che sensazioni hai provato a risuonare con il tuo socio dopo tutto questo tempo? Gli altri membri del gruppo da quali esperienze musicali provengono?

Tutto è nato nell'estate del 2014 quando incontrai Salvatore, il primo batterista dei Sinoath, al Metal Camp Sicily 3, dove suonai con i The Ancient War. Lì iniziammo a parlare di un possibile ritorno dei Sinoath, e pochi mesi dopo eravamo già chiusi in sala prove. I nuovi membri sono Alessio Zappalà al basso e Francesco Cucinotta (che proviene da Felis Catus, Rhino ed altri progetti) alla voce e, adesso, anche alla chitarra solista (nell'ep ha inciso solo le voci). In “Meanders of Doom” è presente pure Massimo Chiofalo che ora non fa più parte della band e per giustizia di cronaca vorrei far presente che nei primi mesi ha provato con noi Carlo Carbone degli Art Inferno di Messina. Adesso la line-up è solida ed amalgamata.